venerdì 11 febbraio 2011

"Dalle sue piaghe siete stati guariti"

Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Malato 2011

"Dalle sue piaghe siete stati guariti"

Cari fratelli e sorelle!
Ogni anno, nella ricorrenza della memoria della Beata Vergine di Lourdes, che si celebra l’11 febbraio, la Chiesa propone la Giornata Mondiale del Malato. Tale circostanza, come ha voluto il venerabile Giovanni Paolo II, diventa occasione propizia per riflettere sul mistero della sofferenza e, soprattutto, per rendere più sensibili le nostre comunità e la società civile verso i fratelli e le sorelle malati. Se ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura devono essere al centro della nostra attenzione, perché nessuno di loro si senta dimenticato o emarginato; infatti "la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana" (Lett. enc. Spe salvi, 38). Le iniziative che saranno promosse nelle singole Diocesi in occasione di questa Giornata, siano di stimolo a rendere sempre più efficace la cura verso i sofferenti, nella prospettiva anche della celebrazione in modo solenne, che avrà luogo, nel 2013, al Santuario mariano di Altötting, in Germania.
1. Ho ancora nel cuore il momento in cui, nel corso della visita pastorale a Torino, ho potuto sostare in riflessione e preghiera davanti alla Sacra Sindone, davanti a quel volto sofferente, che ci invita a meditare su Colui che ha portato su di sé la passione dell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati. Quanti fedeli, nel corso della storia, sono passati davanti a quel telo sepolcrale, che ha avvolto il corpo di un uomo crocifisso, che in tutto corrisponde a ciò che i Vangeli ci trasmettono sulla passione e morte di Gesù! Contemplarlo è un invito a riflettere su quanto scrive san Pietro: "dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24). Il Figlio di Dio ha sofferto, è morto, ma è risorto, e proprio per questo quelle piaghe diventano il segno della nostra redenzione, del perdono e della riconciliazione con il Padre; diventano, però, anche un banco di prova per la fede dei discepoli e per la nostra fede: ogni volta che il Signore parla della sua passione e morte, essi non comprendono, rifiutano, si oppongono. Per loro, come per noi, la sofferenza rimane sempre carica di mistero, difficile da accettare e da portare. I due discepoli di Emmaus camminano tristi per gli avvenimenti accaduti in quei giorni a Gerusalemme, e solo quando il Risorto percorre la strada con loro, si aprono ad una visione nuova (cfr Lc 24,13-31). Anche l’apostolo Tommaso mostra la fatica di credere alla via della passione redentrice: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo" (Gv 20,25). Ma di fronte a Cristo che mostra le sue piaghe, la sua risposta si trasforma in una commovente professione di fede: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28). Ciò che prima era un ostacolo insormontabile, perché segno dell'apparente fallimento di Gesù, diventa, nell'incontro con il Risorto, la prova di un amore vittorioso: "Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede" (Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2007).
2. Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l'umanità. Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice. Alla prepotenza del Male ha opposto l'onnipotenza del suo Amore. Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l'Amore: "Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a noi. E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: "Mio Signore e mio Dio!", seguiamo il nostro Maestro nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione.
San Bernardo afferma: "Dio non può patire, ma può compatire". Dio, la Verità e l'Amore in persona, ha voluto soffrire per noi e con noi; si è fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo reale, in carne e sangue. In ogni sofferenza umana, allora, è entrato Uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; in ogni sofferenza si diffonde la con-solatio, la consolazione dell'amore partecipe di Dio per far sorgere la stella della speranza (cfr Lett. enc. Spe salvi, 39).
A voi, cari fratelli e sorelle, ripeto questo messaggio, perché ne siate testimoni attraverso la vostra sofferenza, la vostra vita e la vostra fede.
3. Guardando all’appuntamento di Madrid, nel prossimo agosto 2011, per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei rivolgere anche un particolare pensiero ai giovani, specialmente a coloro che vivono l’esperienza della malattia. Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il "sì" di Dio all'uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Dal cuore trafitto di Gesù è sgorgata questa vita divina. Solo Lui è capace di liberare il mondo dal male e di far crescere il suo Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 3). Cari giovani, imparate a "vedere" e a "incontrare" Gesù nell'Eucaristia, dove è presente in modo reale per noi, fino a farsi cibo per il cammino, ma sappiatelo riconoscere e servire anche nei poveri, nei malati, nei fratelli sofferenti e in difficoltà, che hanno bisogno del vostro aiuto (cfr ibid., 4). A tutti voi giovani, malati e sani, ripeto l'invito a creare ponti di amore e solidarietà, perché nessuno si senta solo, ma vicino a Dio e parte della grande famiglia dei suoi figli (cfr Udienza generale, 15 novembre 2006).
4. Contemplando le piaghe di Gesù il nostro sguardo si rivolge al suo Cuore sacratissimo, in cui si manifesta in sommo grado l'amore di Dio. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cfr Gv 19,34), "simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore, attingano con gioia alla fonte perenne della salvezza" (Messale Romano, Prefazio della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù). Specialmente voi, cari malati, sentite la vicinanza di questo Cuore carico di amore e attingete con fede e con gioia a tale fonte, pregando: "Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, fortificami. Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi" (Preghiera di S. Ignazio di Loyola).
5. Al termine di questo mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Malato, desidero esprimere il mio affetto a tutti e a ciascuno, sentendomi partecipe delle sofferenze e delle speranze che vivete quotidianamente in unione a Cristo crocifisso e risorto, perché vi doni la pace e la guarigione del cuore. Insieme a Lui vegli accanto a voi la Vergine Maria, che invochiamo con fiducia Salute degli infermi e Consolatrice dei sofferenti. Ai piedi della Croce si realizza per lei la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35). Dall'abisso del suo dolore, partecipazione a quello del Figlio, Maria è resa capace di accogliere la nuova missione: diventare la Madre di Cristo nelle sue membra. Nell’ora della Croce, Gesù le presenta ciascuno dei suoi discepoli dicendole: "Ecco tuo figlio" (cfr Gv 19,26-27). La compassione materna verso il Figlio, diventa compassione materna verso ciascuno di noi nelle nostre quotidiane sofferenze (cfr Omelia a Lourdes, 15 settembre 2008).
Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Mondiale del malato, invito anche le Autorità affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi, e, rivolgendo il mio pensiero a tutte le Diocesi, invio un affettuoso saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai seminaristi, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le piaghe di ogni fratello o sorella ammalati, negli ospedali o Case di Cura, nelle famiglie: nei volti dei malati sappiate vedere sempre il Volto dei volti: quello di Cristo.
A tutti assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto a ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.
BENEDICTUS PP XVI

Oggi in diretta da Lourdes, su internet

http://it.lourdes-france.org/tv-lourdes/

giovedì 10 febbraio 2011

da "La Vita Casalese" del 10 febbraio 2011


Ciao Luigino

Ci ha lasciato Luigino Barbano...
Ha fatto davvero tanti pellegrinaggi con noi
Ha condiviso con noi oftaliani tanti momenti di gioia
Ora da lassù ci guarda...

Funerale oggi, giovedì 10, vigilia della Madonna di Lourdes che tanto ha amato e  pregato, alle 15 e 15 a Casale Popolo

venerdì 4 febbraio 2011

L'Oftal partecipa al lutto di Movimento e Centro Aiuto alla Vita

L'Oftal di Casale Monferrato partecipa al lutto che ha colpito il Centro Aiuto alla Vita e il Movimento per la Vita per la scomparsa di Giuseppe Garrone, 71 anni, fondatore e anima delle iniziative pro life, non solo a livello locale.
Garrone era da alcune settimane ricoverato all'Ospedale di Pavia. E' mancato ieri sera alle 19.

Per espressa volontà della famiglia, la salma di Giuseppe, provenendo dall’ospedale di Pavia, farà una sosta presso la sede del Movimento per la Vita e del Centro di Aiuto alla Vita di Casale Monf.to, per un momento di preghiera insieme a volontari ed amici: questo avverrà sabato 5 febbraio, intorno alle ore 15. 
Poi il corteo proseguirà fino all’abitazione della famiglia, dove si reciterà il Rosario alle 20.30.
I funerali avranno luogo domenica 6 febbraio, Giornata per la Vita, alle ore 15, nella Chiesa Parrocchiale di Frassineto Po.


un ricordo di Giuseppe, per ricordare la sua vita , le sue opere... da www.labussolaquotidiana.it


Giuseppe Garrone, una vita per la vita


di Francesco Agnoli



Giuseppe Garrone è morto ieri sera, giovedì 3 febbraio. Ne ho avuto notizia per sms e mail: un gruppo di amici teneva monitorata la sua salute, con grande affetto, premura, e preghiera. E’ morto divorato dalla malattia, ma sereno, sopportando con la forza che gli era propria.

La morte di Giuseppe è una grande perdita per il mondo pro life italiano di cui egli è stato uno dei più autorevoli e generosi esponenti. Nato a Frassineto, Alessandria, nel 1939, laureato in materie letterarie, Giuseppe ha dedicato 25 anni della sua esistenza, a tempo pieno, alla difesa della vita nascente.
Lo conobbi, la prima volta, per telefono: volevo chiedergli, conoscendolo di fama, cosa pensasse di alcuni miei articoli comparsi su Il Foglio sulla fecondazione artificiale. Mi disse, un po’ bruscamente, che avevo capito poco. Non amava i giri di parole. Non stavamo parlando di questioni secondarie, ma di vite umane: non si poteva sbagliare. Gli sono ancora grato di quella franchezza, di quella libertà con cui mi insegnò ad andare a fondo, ad essere più chiaro, più coraggioso…

Ecco, la schiettezza, talvolta anche rude, era una sua caratteristica. Metteva la verità davanti a tutto, quando si parlava di bioetica. Per questo nella sua vita si è dedicato moltissimo all’attività culturale: organizzava dei convegni bellissimi, con Federvita Piemonte; stampava libri preziosi, con Gribaudi; raccoglieva le testimonianze di donne che avevano abortito e che lui aveva personalmente incontrato, conosciuto, aiutato. Sempre per far conoscere la verità.
Ma l’attività culturale era solo una parte della sua vita straordinaria. Da buon cristiano univa l’intransigenza sulla verità, che spesso molti non comprendevano, perché più inclini al compromesso e alla vita comoda, ad una grandissima e concretissima carità.

Giuseppe era infatti sempre attivo sul fronte della vita: è stato lui, insieme a Mario Paolo Rocchi, Silvio Ghielmi e Francesco Migliori, ad ideare il Progetto Gemma, cioè l’adozione prenatale a distanza per salvare dall’aborto migliaia di bambini, aiutando economicamente le loro madri.
E’ stato sempre lui, nel 1992, a lanciare per primo le culle per la vita, riedizione moderna delle ruote degli esposti sorte nel medioevo dalla carità cristiana. Era rimasto sconvolto dalla notizia di un bambino gettato nell’immondizie, nel suo ricco Piemonte. E aveva deciso di creare un aiuto concreto, ma anche di dare un segnale culturale. Le culle per la vita, oggi abbastanza diffuse, sono soprattutto un monito a ricordare i più indifesi, le maggiori vittime della inciviltà dei cosiddetti “diritti civili”: i bambini, abortiti, o gettati nella spazzatura.

Infine, e soprattutto, Garrone è stato l’inventore, sempre nel 1992, del telefono SOS Vita(8008-13000), il telefono a cui possono rivolgersi, 24 ore al giorno, le mamme che abbiano una gravidanza indesiderata, o che si trovino in difficoltà di qualsiasi tipo. Oppure le mamme che crollano, dopo un aborto procurato.

Giuseppe era un pro life straordinario in tutti i sensi: non si “limitava” ad attendere le richieste di aiuto. Cercava di salvare le vite umane, una ad una. Prendeva la sua macchina e partiva, ogni volta che aveva notizia di un donna incinta sola, disperata, incline a uccidere il proprio figlio. Non aveva paura di affrontare talvolta il rifiuto, oppure le situazioni più drammatiche, mosso da una fede e da una passione che non avevano eguali. Proprio per le sue donne aveva fondato una casa di accoglienza, e la Fraternità Rachele, che si occupa di quelle che soffrono la sindrome post aborto.

Una volta che decisi di intervistarlo (forse la cosa sembrò strana, a lui che faceva tutto senza chiedere nulla, e senza voler apparire), mi raccontò: “Ne ho viste di tutti i colori: donne che si sono suicidate; donne disperate, che non riescono a perdonarsi e che si tagliano le vene; fidanzati o mariti che costringono le compagne ad abortire… Pensa che una volta, mentre ero alla trasmissione televisiva "Verissimo", ha telefonato, non a me, alla volontaria, che stava guardando la Tv, una donna che era tenuta reclusa dal fidanzato. L'indomani avrebbe dovuto andare in ospedale per l'operazione. Le abbiamo detto: vieni da noi, se vuoi, ti accogliamo nella nostra casa. E' venuta. Oggi è una donna felice, sposata: oltre a quel bambino ne ha altri due. Un'altra volta ho un incontro, a faccia a faccia, con una ragazza che deve abortire. Cerco di parlarle, e lei tace. Parlo e tace. Mi sembra di essere assolutamente impotente. All'improvviso lei scoppia in un uragano di pianto, un pianto liberatorio. Tira fuori dalla borsetta il certificato per l'aborto e me lo dà: tieni, te lo regalo! E' stata una gioia immensa, per entrambi, una liberazione!”.


Negli ultimi anni della sua vita Giuseppe aveva intensificato la sua battaglia culturale: non riusciva a condividere una certa immobilità di alcuni ambienti pro life, e per questo collaborò con passione anche alla fondazione del “Comitato Verità e Vita”, di cui aveva inventato il nome.
Ora Giuseppe non c’è più, su questa terra: sono certo che riceverà la “corona di gloria”, perché non ha mai cessato di correre, di lottare, di superare incomprensioni, ostacoli, meschinità, e di gioire delle tante grazie che Dio gli ha concesso. A partire senza dubbio da sua moglie Margherita, dai suoi 4 figli e 24 nipoti, dai tanti bambini che ha fatto nascere e che sicuramente lo ricorderanno come un secondo padre. Ciao Giuseppe, ricordati di noi, dal Cielo, e grazie per tutto ciò che ci hai insegnato!

da "Il Monferrato" del 4 febbraio 2011